domenica 15 settembre 2013

L'arte del retablo nella cultura di frontiera

Nel corso del Novecento si avverte la necessità di riconoscere la natura composita della letteratura amiricana, che per lungo tempo la critica occidentale ha considerato all'interno di uns tradizione culturale unitaria. In particolare, negli anni Sessanta, la comunità chicana manifesta la volontà decisa di delineare un canone narrativo, che sia in grado di esprimere una propria identità culturale, non soltanto compatta, ma anche autonoma rispetto alla narrativa ufficiale statunitense. Negli anni Ottanta, come accade a molti gruppi radicali, anche il movimento chicano per i diritti civili si trasforma in un vero e proprio studio, che è possibile collocare nel campo di indagine dei Border Studies
Lo sviluppo dei Border Studies, filone di ricerca che si inserisce nell'ambito più generale dei Cultural Studies, si deve ricondurre alla complessità assunta dalla nozione di frontiera nel Sud Ovest degli Stati Uniti. 
In una realtà come quella odierna, in cui la cultura migrante e liminare si va sostituendo all'identità nazionale statica e definita, lo spazio non può che rendere possibile la negoziazione, nel tentativo di superare la polarità. 
La singolare condizione del vivere in-between (Bhabha 1994) caratterizza l'esistenza della popolazione messicana americana sin dalla firma del trattato di Guadalupe-Hidalgo, nel 1848. Allo stato di perenne transizione si è aggiunto l'assoggettamento attuato, nel corso del tempo, da parte della cultura dominante angla, tesa ad inglobare in un ampio crogiolo le identità etniche minori. Nonostante ciò, con il trascorrere degli anni l'identità frontaliera dei messicani americani si è rafforzata, giungendo alla costituzione, negli anni Sessanta del Novecento, del Movimento Chicano.
L'orgoglio identitario ha portato i chicani alla riscoperta delle proprie espressioni artistiche e alla rivalutazione delle radici culturali, che sono alle origini del Messico. Oltre al teatro e alla letteratura, uno dei campi che ha dimostrato di essere maggiormente interessato alla pratica del border crossing (pratica di attraversamento della frontiera) è quello artistico. 
Nonostante le espressioni relative all'arte visiva messicana siano numerose e diversificate, è possibile riscontrare alcune espressioni che affiorano sia nell'arte "povera", che in quella "colta", legata ai movimenti d'avanguardia. Gli artisti sono, infatti, accomunati dal rappresentare, attraverso degli originali dipinti votivi realizzati su metallo (i retablos), le innumerevoli difficoltà che i messicani incontrano sin da quando si trasferiscono negi USA. L'abbandono dei propri affetti, la clandestinità, le malattie sono solo alcuni dei temi affrontati, che, grazie anche all'utilizzo di colori vivaci ebrillanti, si connotano di una forte carica emozionale.
L'analisi dei retablos realizzati dai migranti messicani, condotta da Jorge Durand e Douglas S. Massey in Miracles on the border: retablos of Mexican migrants to the United States (1995), rappresenta un importante strumento al fine di comprendere in modo più approfondito le peculiarità della vita sulla frontiera. Consente, inoltre, di cogliere alcuni aspetti di queste opere devozionali, che è possibile riscontrare anche in alcuni dipinti di Frida Kahlo (1907-1954).
L'artista messicana, famosa anche per il temperamento tormentato e passionale, dipinge dei retablos che, pur essendo ispirati da alcune esperienze drammatiche del suo vissuto (l'aborto, il dolore fisico provocato da un incidente...), sembrano attingere chiaramente alla tradizione dei dipinti votivi "popolari". Il più emblematico per descrivere la singolare posizionalità delle identità che si vengono a definire sulla frontiera è Autoritratto al confine tra Messico e USA (1932), in cui, ancora una volta, lo spazio di passaggio, non delimitato, aperto verso un altrove e un circostante (Montinari, Nergaard 2001) assume un ruolo fondamentale nella rappresentazione.

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